correttore bozze

Utilità della correzione di bozze

La correzione di bozze è uno dei passaggi più importanti dell’attività di scrittura: fa la differenza fra un testo leggibile, chiaro, corretto – e presentabile, soprattutto – e un testo sciatto, pieno di errori di ogni tipo.

Ortografia, grammatica e punteggiatura sono “insiemi di regole” da considerare quando si scrive, ma tutti commettono errori, anche semplici errori di battitura. La correzione di bozze interviene sul testo per eliminare e correggere qualsiasi errore, distrazione, dimenticanza.

Esistono anche i cosiddetti errori concettuali: “Tuo figlio è la tua fotocopia” è una frase apparentemente corretta, ma in un romanzo ambientato 5000 anni fa risulta quantomeno anacronistica. Siamo abituati a certe espressioni, quindi le inseriamo con naturalezza nei nostri testi. Come dimostra lucidatura pavimenti in marmo, l’attenzione in questo senso a volte non basta e bisogna andare ben oltre, affidandosi a due occhi “diversi” dai propri. All’autore l’anacronismo di quella frase è sfuggito, proprio in virtù del linguaggio comune che fa uso di metafore ed espressioni descrittive. A un correttore di bozze, invece, salta subito all’occhio, stona con l’ambientazione della storia che sta leggendo.

Il controllo ortografico del programma di scrittura non basta

Oggi i programmi di scrittura (Word o Writer della suite di OpenOffice) hanno un controllo ortografico automatico. Ma non è sufficiente per scovare ogni tipo di errore.

Il controllo ortografico automatico rileva errori dovuti a distrazione, per esempio, quando si battono due consonanti invece di una o si digita una lettera per un’altra creando una parola inesistente, ma non conosce ogni termine del vocabolario, quindi segnala anche parole esistenti, correnti, che non sono state aggiunte al suo vocabolario.

In più, se affianchiamo un aggettivo singolare a un sostantivo plurale, per il correttore ortografico non è sbagliato, perché entrambe le parole sono scritte in modo corretto: “bambino viziati”. Nessuna sottolineatura rossa, come invece avrei ottenuto se avessi scritto “bambinp viziati”.

Quando richiedere un servizio di correzione di bozze?

Sempre, ogni volta che dobbiamo sottoporre un nostro testo agli altri andrebbe richiesto un servizio per la correzione delle bozze:

  • Articoli per blog
  • Testi per siti aziendali
  • Comunicati stampa
  • Newsletter
  • Messaggi aziendali sui profili social
  • Testi pubblicitari
  • Saggi
  • Romanzi
  • Racconti
  • Manuali tecnici e guide
  • Testi per i fumetti
  • Bugiardini
  • Sottotitoli per film

Ogni testo soggetto alla pubblicazione, che avvenga sulla carta stampata o nel web o distribuito in TV o al cinema, andrebbe sottoposto alla correzione di bozze.

È fondamentale, anzi, che ogni testo venga considerato come una bozza da correggere, cioè come un testo non definitivo: dopo la correzione può ricevere il cosiddetto “Visto, si stampi”, l’autorizzazione a pubblicare o stampare il testo.

Sicurezza sul lavoro: guida per gli imprenditori

La legge chiede la piena tutela della sicurezza e della salute dei tuoi lavoratori: sei in regola con tutti gli adempimenti previsti per la tua tipologia di attività?

Posso fare diversi esempi di aziende che sono eccellenze in termini di sicurezza sul lavoro come ad esempio Buccinnà di Roma, un attività di onoranze funebri zona Montesacro, oppure Svevi, un concessionario nel quartiere di  Boccea sempre nella capitale.

La nuova e più recente normativa (D.Lgs 81/2008 ex 626/94) relativa alla Sicurezza del Lavoro, sottolinea come la salute e la sicurezza dei lavoratori debbano essere requisito irrinunciabile e imprescindibile per ogni azienda.

Per questo, un’impresa che intenda essere competitiva e all’avanguardia, si assicura servizi di consulenza e corsi di formazione specifici per tutte le tipologie produttive e per tutte le figure aziendali, per la piena attuazione della normativa in materia di sicurezza e igiene del lavoro, prevenzione infortuni, valutazione dei rischi, gestione delle pratiche autorizzatorie necessarie e sistemi di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro (SGSL).

 

L’obiettivo degli interventi di consulenza è quello di progettare un sistema orientato alla Prevenzione, alla Protezione ed alla Gestione del Rischio calibrato sulle reali necessità dell’azienda, e supportato da un adeguato intervento operativo, informativo e formativo.

Consulenza alla sicurezza, di cosa parliamo

In generale, un servizio di consulenza sulla sicurezza sul lavoro prevede:

  • sopralluogo presso l’ambiente di lavoro e determinazione del calendario degli incontri annuali;
  • analisi delle specifiche mansioni e identificazione dei fattori di rischio associati;
  • identificazione delle figure addette al servizio di prevenzione e protezione:
  • RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
  • RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza)
  • Addetto al Primo Soccorso o Addetto alla Prevenzione Incendi
  • Dirigenti
  • Preposti
  • Medico Competente
  • gestione e coordinamento delle squadre antincendio e primo soccorso;
  • valutazione formazione obbligatoria pregressa e da effettuare;
  • valutazione dei rischi rilevati;
  • intervista per lo stress da lavoro correlato;
  • stesura del Documento di Valutazione dei Rischi e Stress da lavoro correlato;
  • definizione delle misure di sicurezza e del piano di miglioramento e relativa verifica dell’attuazione;
  • consegna e indicazione delle eventuali criticità rilevate e delle modalità per la messa a norma;
  • partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’articolo 35;
  • supporto nella scelta dei DPI e delle attrezzature di lavoro conformi;
  • intervento in caso di controllo degli enti competenti;
  • intervento in caso di infortunio sul lavoro;

Consulenza per tutte le esigenze e tutti i tipi di impresa

Il servizio di consulenza per la sicurezza sul lavoro rivolto alle aziende è strutturato per coprire al meglio lo spettro delle categorie di clienti da supportare:

Attività artigianali ed industriali, ad esempio: lavorazioni meccaniche a freddo, stampaggio, fonderie, industrie alimentari ed agroindustriali, gomma/plastica, chimico, tessile, elettronico.

Ovunque sia necessaria la conoscenza specifica di lavorazioni, impiantistica, requisiti di sicurezza dei macchinari e delle attrezzature;

Attività di trasporto, edilizia e attività con impatto significativo sull’ambiente (scarichi idrici, emissioni in atmosfera, rifiuti, impatto acustico);

Enti Pubblici, scuole, condomini e società sportive, dove oltre all’attività intellettuale ricopre particolare importanza l’attività di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture.

Una consulenza mirata alle proprie esigenze è sempre un valore aggiunto, in materia di sicurezza sul lavoro risulta ancor più fondamentale perché l’applicazione della normativa può risultare spesso ridondante e di conseguenza generare costi aggiuntivi.

Un’azienda specializzata in consulenza, con le sue competenze, garantisce un’attenzione speciale ad ogni singolo cliente, valutando la singola realtà e cercando di conseguenza di far applicare la normativa di legge nel modo corretto. Così si eliminano tutti quegli oneri aggiuntivi generati da un’errata interpretazione della normativa stessa.

blue-jeans

I pantaloni da lavoro blu di Genova: Blue Jeans

Mentre oggi come abiti da lavoro si utilizzano a seconda dei casi abiti monouso o speciali a seconda dell’ambiente e dell’utilizzo, nei secoli passati la sicurezza sul lavoro era un argomento che ancora non si era sviluppato: per confezionare gli indumenti da lavoro si ricercavano tessuti molto resistenti e poco costosi.

Quando il cotone divenne facilmente reperibile ed economico, a Nimes si iniziò a produrre un genere di tessuto fatto con l’ordito in lino e la trama in cotone, e veniva chiamato tessuto “de Nimes”, da cui il nome “denim”. Arrivava in Italia, dove in Liguria veniva colorato con il “blu di Genova” e utilizzato inizialmente per le vele delle navi, per ricoprire le merci e per confezionare i pantaloni dei marinai genovesi, in quanto molto resistente. Cosa vedere a Savona per chi passava da quelle parti? All’epoca molti ottimi lavoratori utilizzavano questo tipo di tessuto. Di lì arrivò negli Stati Uniti, dove la produzione dei pantaloni da lavoro, che possiamo considerare come l’antenato del moderno abbigliamento antinfortunistico, diede vita ai “blue-jeans”.

Fino alla metà del XIX secolo dicendo blue-jeans ci si riferiva al tessuto, mentre da allora in poi il termine indicherà il celebre modello di pantaloni. Mentre a quei tempi venivano utilizzati come abbigliamento di protezione, resistente e poco costoso, insieme a stivali e scarponi ben diversi dalle moderne scarpe antinfortunistica.

L’arrivo dei Blue Jeans in America

L’arrivo del tessuto de Nimes colorato con il blu di Genova negli Stati uniti è dovuto a Löb Strauβ, che dopo il suo arrivo e naturalizzazione negli USA cambierà il suo nome in Levi Strauss: Levi raggiunse i suoi due fratelli a New York, che avevano impiantato lì una fiorente industria di abbigliamento. Dopo alcuni anni si trasferì a San Francisco, dove sfruttò la richiesta di tessuti particolarmente forti per la produzioni di abiti da lavoro e vele aprendo, insieme a suo cognato David Stern, la Levi Strauss & Co.

Oltre ad essere stato tra i primi ad utilizzare il tessuto “blu di Genova de Nimes” per l’abbigliamento, Levi Strauss ha anche il merito di aver inventato un particolare modello pensato appositamente per i minatori, ovvero la salopette.

Una volta entrati nel mercato, i blue-jeans arrivarono in tutto il mondo: comodi, duraturi e poco costosi, erano perfetti per chiunque avesse bisogno di vestiti per lavorare. In effetti, dei Mille di Garibaldi si ricordano le camicie rosse, ma pare che nella battaglia di Marsala molti di loro, Garibaldi compreso, indossassero un paio di blue-jeans.

I Jeans oggi

In ricordo delle origini dei moderni blue-jeans, nel 2004 a Genova è stato confezionato un paio di pantaloni blu di Genova alti 18 metri, con un girovita di 5 metri: sono stati disegnati dagli studenti del liceo artistico “Barabino” e confezionati da quelli dell’istituto professionale “Duchessa di Galliera”, utilizzando seicento paia di jeans usati.

Oggi la situazione è cambiata molto sia per i jeans, sia per l’abbigliamento da lavoro: mentre i primi non sono più l’indumento economico e resistente di un tempo, gli abiti da lavoro sono diventati più tecnici, studiati appositamente per proteggere al meglio chi li indossa.

Pausa bagno sul lavoro

Quante volte, con quali modalità e per quanto tempo il dipendente può interrompere l’attività lavorativa per espletare le funzioni fisiologiche?

La legge sull’orario di lavoro (Art. 8 Dlgs. 66/2003.) prevede, per la generalità dei dipendenti, il diritto a una pausa dalla prestazione lavorativa, se l’orario giornaliero supera le 6 ore.

Sfortunatamente, non è il lavoratore a stabilire quando fruire dell’interruzione giornaliera, ma il datore di lavoro. La pausa, peraltro, non deve tassativamente essere fruita dopo 6 ore di attività, ma può essere collocata dal datore di lavoro, in base alle esigenze tecniche, produttive o organizzative dell’azienda, in qualsiasi periodo della giornata.

Se l’orario lavorativo è “spezzato” (ad esempio 9-13; 14-18), la pausa minima obbligatoria può coincidere con l’arco di tempo in cui l’attività giornaliera è interrotta, quindi con la pausa pranzo.
Se il lavoratore è un videoterminalista, cioè lavora con un’apparecchiatura dotata di monitor per almeno 20 ore medie settimanali, ha tassativamente diritto a una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa al videoterminale.

Il lavoratore ha, comunque, la possibilità di recarsi al bagno al di fuori delle pause previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva, seguendo eventuali regole previste dall’azienda (ad esempio, se l’interruzione lavorativa può creare dei danni ai macchinari o alla produzione, può essere tenuto ad attendere un collega per potersi allontanare dalla postazione).
In caso di urgenza, ad ogni modo, al lavoratore non può essere vietato di recarsi al bagno, in quanto il diniego potrebbe arrecare un irrimediabile pregiudizio alla sua integrità psicofisica (Dlgs. 81/2008.)

Se l’azienda impone al lavoratore l’obbligo di chiedere, per andare in bagno, un’autorizzazione scritta, l’imposizione è ritenuta lesiva del diritto alla riservatezza del dipendente e rappresenta una violazione della privacy. A chiarirlo è stato un importante provvedimento del Garante della Privacy (Garante Privacy, provvedimento 24/02/2010.), che in questo modo ha proibito le autorizzazioni scritte per tutte le assenze momentanee dal lavoro

Sintesi articolo pubblicato sul sito laleggepertutti.it redatto dalla Dott.ssa Noemi Secci.

Lavorare all’estero senza fare brutte figure

Lavorare all’estero può essere una meravigliosa esperienza formativa: è un’occasione per perfezionare le vostre competenze linguistiche e per acquisire maggiore esperienza a livello lavorativo. Tuttavia, talvolta, può essere difficile adattarsi a un nuovo ambiente lavorativo: bisogna capire come interagire con i colleghi, partner commerciali o clienti e quali sono le regole da seguire in ufficio.

Il Galateo overo de’ costumi, noto comunemente come Galateo, è un breve trattato scritto da monsignor Giovanni Della Casa probabilmente negli anni in cui si ritirò nell’abbazia di Sant’Eustachio presso Nervesa, nel trevigiano. È così chiamato perché la finzione prosaica voleva fosse stato scritto su consiglio di un certo messer Galateo. Nel trattato erano indicate tutte le regole di “buona creanza”, e in seguito il termine entrò in uso per indicare le norme che regolano la vita civile, soprattutto a tavola.

Non solo formalità fine a sé stessa, ma anche insegnamento di educazione e armonia, che coinvolge ogni gesto che facciamo..

Ma le regole, si sa, sono fatte per essere infrante. Alcune sono pressoché sconosciute ai più – girare il caffè dall’alto al basso e non con moto rotatorio; mai portare stuzzicadenti a tavola; non brindare con il vino come fosse champagne – e la maggior parte sono comunque talmente odiose che non verrebbero prese in considerazione nemmeno se fossero stampate in oro all’interno di ogni sala da pranzo.

Eppure l’esistenza del galateo non è di per sé una disgrazia. La presenza di norme e buoni costumi che stimolino le persone a vigilare sul benessere e il comfort degli altri sono implicite nella nostra componente sociale. Conoscerle può arricchirci, ma quando e come usarle è una libera scelta che determina la nostra percezione da parte degli altri.

Allo stesso modo, anche quando si viaggia all’estero, conoscere e padroneggiare alcune norme di buona educazione può aiutarci a rompere il ghiaccio con chi ci ospita nel suo paese, e magari limitare i danni di immagine offerti da alcuni connazionali cialtroni.

Ecco che quindi il blog di Coffee Break di Viking ha raccolto i consigli dei propri dipendenti di tutto globo e raccolto i più importanti fatti inerenti il “Galateo in Ufficio”. Quindi, al vostro prossimo viaggio di lavoro, attenti a come vi comportate!

L’educazione stradale non è un gioco da ragazzi

Cresce l’attenzione della scuola in tema di sicurezza stradale: il 66% tra 18 e 24 anni ha seguito programmi dedicati. La percentuale scende drasticamente tra gli over 40: solo 4 su 10 afferma di aver seguito corsi sulla sicurezza.

La strada è un elemento che accompagna tutti fin da bambini: vivere e conoscere la strada nel modo corretto fin da piccoli è fondamentale per sviluppare la sensibilità necessaria per essere un automobilista, un motociclista, un ciclista o un pedone responsabili nell’età adulta. Da non dimenticare che non siamo sempre pedoni, automobilisti, ciclisti o motociclisti, ma spesso alterniamo questi ruoli dimenticandoci quali sono i rischi che si corrono ad essere l’uno o l’altro.

Direct Line – http://www.directline.it la più grande compagnia di assicurazione auto on line –, da sempre impegnata nel diffondere la cultura di un uso civile e responsabile della strada, sa quanto sia importante il ruolo della scuola nell’educazione dei più giovani.

Sebbene più della metà (59%) del campione intervistato da Direct Line afferma di non aver mai affrontato un programma dedicato all’educazione stradale durante i propri anni scolastici, il quadro diventa più incoraggiante quando lo si legge per fasce di età.

La scuola negli ultimi anni è più sensibile rispetto a questo tema: la percentuale di coloro che hanno affrontato l’educazione stradale e guida sicura sui banchi di scuola è sensibilmente più alta tra i più giovani. Il 66% degli automobilisti tra i 18 e i 24 anni afferma di aver seguito un ciclo di lezioni dedicate, sottolineando così i passi avanti fatti dal sistema scolastico negli anni più recenti. Non sorprende dunque che i meno “educati” in questo senso siano i guidatori di fascia d’età più alta (45 – 55enni), con il 68% che non ha mai avuto modo di affrontare questi argomenti a scuola. A confermare la crescente attenzione a questi argomenti, è il 43% degli italiani che afferma di conoscere bambini e studenti che frequentano programmi dedicati all’educazione stradale.

Gli italiani sembrano essere d’accordo sull’importanza di educare ad un corretto uso della strada fin da piccoli: infatti la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene di fondamentale importanza inserire questi corsi già dalle scuole elementari. Le ragioni a sostegno di questa presa di posizione degli italiani sono molteplici, prima fra tutte la volontà di un’educazione che insegni ai bambini come vivere e fruire della strada in modo sicuro (73%) seguita dalla necessità di fornire loro i concetti di base su come vivere correttamente la strada (26%). A breve distanza troviamo la volontà di istruire i bambini che già da piccoli utilizzano la bici (23%) e la considerazione che i bambini di oggi saranno i guidatori di domani e questo darà loro un vantaggio al momento del conseguimento della patente (23%).

“I bambini sono il nostro futuro ed è per questo che abbiamo voluto attirare l’attenzione su un tema delicato e ancora poco dibattuto come quello dell’educazione stradale nelle scuole. – commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing di Direct Line. – Con il nuovo anno scolastico ormai iniziato, riteniamo fondamentale una riflessione su quanto sia importante insegnare ai nostri bambini come comportarsi in modo corretto sulla strada; infatti è fondamentale insegnare loro fin da subito le corrette nozioni per affrontarla in totale sicurezza e consapevolezza. Inoltre sulla nostra pagina Facebook da sempre invitiamo i genitori a prendere atto delle regole della strada che coinvolgono i più piccoli, con immagini divertenti sollecitiamo dei comportamenti corretti e virtuosi, al fine di sensibilizzare e diffondere la cultura della sicurezza stradale anche nei più piccoli.

Conclude Barbara Panzeri: “Direct Line è infatti da sempre attiva su più fronti con lo scopo di sensibilizzare gli italiani sull’importanza di un corretto utilizzo della strada, ed è proprio in questo contesto che si inserisce il progetto itinerante Share the Road, che ha raccolto le voci di tutti gli attori della strada alla scoperta di quanto rispetto ed educazione c’è on the road”.

Fonte della ricerca:

L’indagine ha coinvolto 1.000 individui di età compresa tra i 18 e i 64 anni su popolazioni. È stata condotta con metodologia CAWI (computer-assisted web interviewing), attraverso il panel proprietario di Duepuntozero Doxa. Le interviste sono avvenute ad aprile 2014.